Continua il mistero di Tutankhamon

Da qualche tempo è tornata alla ribalta la leggenda della “Maledizione di Tutankhamon”, fonte nel corso degli anni di molti libri e film. A spaventare questa volta e’ stata una tac utilizzata per esaminare la mummia del celebre faraone vissuto più di 3000 anni fa (1347-1339 Avanti Cristo). Ebbene il macchinario e’ rimasto bloccato per più di due ore, prima di funzionare regolarmente.

L’avvenimento che dà origine al problema della “maledizione dei faraoni” è la morte che colpisce in maniera inattesa lord Cararvon, nell’aprile del 1923, solo alcune settimane dopo la scoperta della tomba di Tutankhamon.

Un mese e mezzo prima della sua morte, nel marzo 1923, lord Carnarvon, come ogni giorno, si reca nella Valle dei Re per seguire, confuso tra gli operai, il progredire dei lavori nella tomba del giovane faraone.
Già da qualche tempo porta una medicazione sulla guancia perché la settimana prima, rasandosi, è stato punto da una zanzara e la ferità è tuttora in suppurazione.
Carnarvon si sente debole in maniera anormale. Nausee e svenimenti lo colgono sempre più di frequente. E ora non riesce a sopportare il sole bruciante al quale in realtà si è così bene abituato in quasi diciassette anni che è in Egitto.

La morte di Carnavor naturalmente non mancò di indurre i giornalisti a parlare di fatti strani, di coincidenze sorprendenti, di mano invisibile ed infine di maledizione dei faraoni.
Ma è pur vero che la catena di decessi sopravvenuta negli anni successivi conferisce qualche credito a queste affermazioni.
Per parecchi anni la morte continua ad abbattersi non solo sulla squadra che ha preso parte agli scavi, ma anche su quelli che aiutarono l’impresa, visitarono la tomba, o semplicemente furono parenti o amici dei ricercatori.

L’archeologo canadese La Fleur arriva in Egitto nell’aprile 1923 in perfetto stato di salute. Amico intimo di Carter, lo ha raggiunto per aiutarlo nei suoi lavori, ma muore per una misteriosa malattia appena qualche settimana dopo il suo arrivo.
La terza vittima è l’archeologo inglese Arthur C. Mace, che aiutò Carter ad abbattere il muro della camera mortuaria. Poco dopo il decesso di lord Carnarvon, è preso a sua volta da strani malesseri. Le forse lo abbandonano progressivamente, fino a che perde conoscenza e muore nello stesso albergo di lord Carnarvon senza che si possa stabilire la causa del suo male.
Poi è la volta del miliardario americano Georges Jay Gould, uno dei più vecchi amici di lord Carnarvon, venuto in Egitto per rendere un ultimo omaggio al suo compagno. Molto interessato ai lavori intrapresi nella Valle dei Re, insite con Carter perché gli mostri la tomba. Il giorno dopo questa visita, Jay Gould viene colpito da febbri violente. Muore la sera stessa.
Il Dr. Evelyn White, celebre archeologo e collaboratore di Carter, si impicca qualche tempo dopo. Colto da malessere ogni volta che entra nella camera mortuaria, cade infine vittima di una depressione nervosa che lo conduce al suicidio. Nella sua lettera d’addio scrive: “Ho ceduto alla maledizione che mi ha costretto a scomparire”.

Alfred Lucas e Douglas Derry muoiono a loro volta. L’inquietudine dilaga fra gli scienziati del mondo intero.
I due studiosi hanno partecipato all’autopsia della mummia di Tutankhamon e sono morti poco dopo, in seguito a infarto cardiaco.
Un po’ più tardi il fratellastro di lord Carnarvon, Aubrey Herbert, si suicida nel corso di un accesso di follia tanto improvviso quanto inspiegabile.
Nel febbraio 1929 lady Almina, moglie di lord Carnarvon, muore in circostanze strane. Una puntura d’insetto, secondo i medici, è la causa della sua morte subitanea.
Durante quello stesso fatidico anno 1929, nel mese di novembre, Richard Bethell, ex segretario di Carter, viene travato morto nel letto. Un collasso cardiaco, affermano i medici.
Richard Bethell era figlio unico di lord Westbury. Tre mesi dopo, quest’ultimo, che ha settantotto’anni si uccide, gettandosi dalla finestra del settimo piano del suo appartamento londinese.
Nel corso del funerale di lord Westbury, il carro funebre travolge due adolescenti. Uno di essi muore durante il trasporto all’ospedale.

Poco dopo muore anche Archibald Douglas Reed, uno studioso inglese distaccato presso il governo egiziano. Reed, qualche giorno prima, aveva ricevuto l’ordine di radiografare la mummia di Tutankhamon. Il suo incarico era quello di scoprire i corpi estranei eventualmente esistenti all’interno del cadavere.
Il giorno dopo gli esami radiografici viene colpito da malessere; qualche giorno più tardi muore, lui che fino ad allora non aveva mai sofferto di nessuna malattia.

L’ultimo di questa sconcertante serie di decessi è quello di James Breasted, dell’Università di Chicago, uno degli archeologi, che con Carter è rimasto più a lungo nella tomba.

Tornando ai giorni nostri, lo studioso Zahi Hawass  è riuscito a sottoporre il reperto al moderno esame della Tomografia Assiale Computerizzata (TAC). Per togliere ogni dubbio sulle reali cause della morte, a tutt’oggi misteriosa e spesso attribuita a complotti di palazzo della 18ma dinastia, Hawass ha fatto arrivare nella valle dei re uno scanner mobile, a bordo di un ingombrante tir chiuso. Tuttavia, dopo l’inattesa e imprevista interruzione la tac ha ripreso a funzionare, e ha fissato 1700 immagini in 15 minuti. I dati raccolti tuttavia non sono stati sufficienti per poter definire con precisione la vera causa di morte.

Continua dunque il mistero sul faraone pù famoso dell’antico Egitto.

Sono in molti ad accostare la figura di Tutankhamon  ad una divinità superiore con poteri “paranormali”. Nei reperti e nelle costruzioni egizie sono stati trovati spesso  simboli e bassorilievi raffiguranti tecnologie all’epoca sconosciute. Un esempio è il bassorilievo nel santuario della dea Hanthor in Egitto dello  stesso periodo del faraone  Tutankhamon.  La raffigurazione non si discosta molto dal disegno  di due grandi lampade fluorescenti, con un polo collegato tramite un cavo a terra.

Quando nel 1923 Howard Carter, accompagnato da Lord Carnarvon (il finanziatore degli scavi), entrò nella tomba del faraone, oltre a vedere “cose meravigliose”, notò anche altri curiosi particolari. Trovò una tavoletta su cui era impressa una maledizione: “La morte colpirà con le sue ali chiunque disturberà il sonno del faraone”. Ma non è tutto. In un angolo della camera funeraria, trovò un altro piccolo sarcofago, nel quale rinvenne un’altra mummia, ma molto più piccola di quella del giovane Tutankhamon. Poteva essere la mummia del figlio morto precocemente? Sta di fatto che, pur essendo una mummia molto piccola, gli arti di questa erano completamente sviluppati. Ma allora, se non si trattava della mummia del figlio del faraone, di cosa si trattava? Carter fece appena in tempo a fotografare tali reperti, perché durante il trasporto verso il museo del Cairo, sia la tavoletta che la piccola mummia scomparvero per sempre. Ci sono persone ancor oggi che credono che quella mummia fosse stata quella di un alieno, lo stesso essere extraterrestre già adorato da Akhenaton, il dio per cui questo faraone, pochi anni prima, aveva sconvolto la sfera religiosa egiziana, sostituendo al politeismo, un enoteismo in cui il dio Aton (il disco solare) doveva essere l’unico dio.

Questo ed altri indizi  fanno pensare ad una civiltà con conoscenze tecniche molto avanzate. Alcuni studiosi hanno ipotizzato la possibilità che ci siano stati contatti con popolazioni extraterrestri ed in  questo caso i faraoni avrebbero avuto  il ruolo di tramite tra le due civiltà. Sarebbe anche per questo motivo che la loro figura veniva divinizzata in modo tanto eclatante.

Al momento  non ci rimane che attendere nuove scoperte archeologiche per chiarire in modo migliore la misteriosa storia egizia e confermare o meno teorie di questo tipo.

L.C.

Bibliografia essenziale:

  • Christine El Mahdy, “Tutankhamon” , edizioni Macro
  • “Le Profezie Di Tutankhamon”, Corbaccio