Vita sulla Terra: origine aliena?

In questo articolo parleremo del perché, secondo la fisica classica, la vita sulla Terra è altamente improbabile che si sia sviluppata in modo spontaneo.

Prima di poter parlare di come la vita sulla Terra sia nata, dobbiamo dare una definizione di vita. Ciò non è affatto semplice, tuttavia una possibile definizione è quella di considerare la “vita” come la capacità di un sistema di conservarsi e replicarsi sfruttando l’ambiente esterno ad esso e la sua energia.

Una delle teorie più accreditate in ambito accedemico per spiegare la presenza della vita sulla Terra è quella che la vita si sia originata da una sorta di brodo primordiale composto da una miscela acquosa con sali inorganici e altri composti chimici semplici (come carbonio, idrogeno, metano…).

Ricostruzione ipotetico aspetto terrestre 3,8 miliardi di anni fà.

Tuttavia uno dei più grandi punti deboli di questa teoria è rappresentato dal non riuscire a spiegare come esattamente si sia passati dall’avere un insieme di molecole non autoreplicanti (basandosi sulla definizione di vita che abbiamo dato) a un insieme di strutture molecolari autoreplicanti.

Concezione artistica del “brodo primordiale”.

Il problema quì posto è ben spiegato all’interno del libro “Alieni. C’è qualcuno là fuori?” di Jim Al-Khalili (libro che vi consigliamo vivamente di comprare e di leggere) nell’intervento di Johnjoe McFadden, Professore di genetica molecolare alla University of Surrey:

“L’evidente difficoltà dell’autoreplicazione rappresenta un dilemma per coloro che stanno tentando di spiegare l’orgine della vita. L’astronomo Fred Hoyle ha, com’è noto, illustrato il problema affermando che la possibilità di assemblare una struttura simile a un batterio dai processi termodinamici casuali disponibili sulla Terra dei primordi ha una probabilità di successo paragonabile a quella di un tornado che, passando su un deposito di rottami, ne tiri fuori un jumbo jet perfettamente funzionante. Il deposito di rottami potrebbe essere sulla Terra o su un pianeta remoto, ma il problema rimane. Sembrerebbe che, malgrado la sua vastità, l’universo non sia abbastanza grande da generare una vita cellulare complessa soltanto per caso. Eppure l’ha fatto, almeno una volta.”

Il fisico teorico inglese specializzato in biologia quantistica Jim Al-Khalili, autore del libro “Alieni. C’è qualcuno là fuori?”.

Considerando il sistema brodo primordiale come un sistema soggetto alle leggi della termodinamica classica (e non quantistica) quindi, la probabilità che una struttura complessa autoreplicante si formi dai soli ingredienti contenuti all’interno di questo brodo, tende a zero. Considerando ad esempio una molecola di RNA fatta di 4 differenti basi combinabili tra loro in 100 posizioni diverse e considerando una sola combinazione in grado di dar luogo al fenomeno dell’autoreplicazione, la probabilità di ottenere questa esatta configurazione sarebbe pari a 1/(4^100).

Supponendo inoltre che avvenga un processo di ricombinazione ogni millisecondo non servirebbe nemmeno lontanamente il tempo di vita dell’universo di circa 13,8 miliardi di anni per far ottenere con certezza a questa molecola di RNA la combinazione giusta per autoreplicarsi.

Quindi la domanda che ci poniamo e sulla quale vorremo farvi riflettere è questa: è possibile che la vita sulla Terra sia arrivata a seguito di una casuale o meno “contaminazione” extraterrestre?

Purtroppo attualmente rimarremo con il dubbio.

Tuttavia molti scienziati stanno già cercando prove fossili a sostegno della “Panspermia”, una teoria molto simile a questa, tramite lo studio dei resti di antiche asteroidi e meteore precipitate sulla Terra.